Il Congresso Mondiale per la Conservazione della Natura critica l段ndustria della bile
14 settembre 2012
L’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), in occasione del World Conservation Congress, il più grande evento mondiale per la tutela della natura, ha approvato una importante risoluzione sulle fattorie della bile.
Si stima che in Asia oltre 14.000 orsi della luna siano imprigionati a vita e torturati per l’estrazione della bile, utilizzata come rimedio amaro-rinfrescante in varie preparazioni della Medicina Tradizionale nonostante siano disponibili numerose alternative sintetiche ed erboristiche, più economiche, facilmente reperibili e sicure per la salute dei consumatori. In Cina gli orsi trascorrono più di 30 anni in gabbie dalle dimensioni minuscole e la loro bile viene quotidianamente prelevata con un rudimentale catetere o attraverso l’apertura di ferite permanenti nell’addome.
La risoluzione incoraggia Corea e Vietnam a continuare sulla strada intrapresa nella lotta per la chiusura delle fattorie della bile e invita gli Stati dove ancora questa pratica è diffusa a lavorare con la IUCN per chiudere gli allevamenti illegali (nei quali non viene osservata la normativa vigente), non rilasciare licenze o permessi per aprire nuove fattorie, impedire che gli allevamenti presenti sul territorio incrementino il numero di orsi detenuti,vigilare che nessun orso allo stato brado venga catturato e rinchiuso nelle fattorie, promuovere la ricerca per lo sviluppo e la diffusione delle alternative alla bile di orso e dotarsi di un sistema di monitoraggio per il controllo della popolazione selvatica.
La risoluzione insiste sulla necessità di un riscontro scientifico indipendente e accreditato sull’osservazione dei punti sopraccitati e, fatto questo ancora più importante, su come gli allevamenti interferiscano con la conservazione della specie in natura. Una nuova relazione verrà stilata al prossimo Congresso nel 2016, possibilmente indicando ulteriori e più incisive azioni da intraprendere.
Jill Robinson, MBE, Fondatrice e CEO di Animals Asia ha dichiarato:
“L’industria della bile è stata messa sotto accusa dalla comunità internazionale per le dure ricadute sulla conservazione della specie; ci auguriamo che presto abbia inizio un monitoraggio più costante e severo. Il tema della conservazione della biodiversità e dell’ambiente è finalmente di pubblico dominio; siamo determinati a continuare nella nostra azione di denuncia delle condizioni in cui vivono migliaia di orsi, imprigionati per decenni negli allevamenti e sfruttati per l’estrazione della bile, che avviene attraverso l’apertura di profonde ferite nell’addome dell’animale fino alla cistifellea. Attendiamo con ansia il giorno in cui questa orribile pratica avrà fine”.
Una dichiarazione esplicativa del Bear Specialist Group della IUCN, afferma che “gli allevamenti e il commercio di bile di orso non rappresentano un’attività sostenibile”. Anche qualora le suddette fattorie fossero autosufficienti, e dunque sostenibili (non condizionando negativamente la vita degli orsi allo stato brado), l’incremento della domanda per la bile di esemplari non in cattività, creata dal surplus di bile prodotta negli allevamenti, ha portato a un sovra-sfruttamento degli orsi selvatici.
La popolazione ursina sta drammaticamente diminuendo, soprattutto a causa del bracconaggio, in particolar modo nei luoghi in cui sorgono le fattorie della bile, e qualche nucleo locale di orsi si è completamente estinto. La verità è che la diminuzione della popolazione selvatica nei paesi dove sono presenti gli allevamenti, è molto più rapida che in ogni altra parte del mondo.”
Il World Conservation Congress si tiene ogni quattro anni e ha lo scopo di migliorare il modo in cui gestiamo l’ambiente naturale in riferimento ai progetti di sviluppo economico e sociale. Nel 2012 il Congresso si è tenuto dal 6 al 15 settembre a Jeju, nella Corea del Sud. All’evento hanno partecipato capi di governo e di Stato, istituzioni pubbliche, organizzazioni non governative, aziende, Agenzie delle Nazioni Unite e gruppi che operano nel sociale.